1949 La Rumi 125 e il sacrificio di una falange

Scritto da Niccolò

Siamo nel 1949. Dopo avere ceduto la licenza di costruire a Donnino Rumi, titolare delle Officine Fonderie Rumi di Via Moroni a Bergamo, il motore bicilindrico 125 cc, è
giunto il momento di realizzare anche il primo prototipo di motocicletta con numerose innovazioni tecnologiche.
Bicilindrica innanzitutto, due tempi, pistoni con deflettore di derivazione fuoribordistica e alimentazione a valvola rotante attraverso l’albero motore.
Non è trascurato neppure l’aspetto estetico: il motore è assemblato con viti a forma di quadrifoglio appositamente stampate. A motore pronto, dopo le prime prove al banco, viene installato su un telaio Amisa dei fratelli Tristano (Alpino).
Con grande soddisfazione, e con tutta l’esuberanza dei miei 16 anni, vengo chiamato a collaudare su strada il primissimo prototipo. A scegliere il tratto di strada per la prova è Donnino Rumi: sarà il tratto, allora a corsia unica e oggi autostrada a tre corsie, da Bergamo a Seriate. Io in sella alla moto seguito da mio padre e da Donnino con un meccanico sempre pronto per ogni evenienza.
Già alla prima uscita, dopo le prove di durata al banco, si chiede subito a questo mezzo la massima prestazione in termini di velocità. I tempi danno ragione e il contachilometri a cavo fa registrare gli 85 km/ora. La Rumi “fila” piacevolmente con il suo inconfondibile suono del motore. Tale da richiamare addirittura una pattuglia della Polizia Stradale che incuriosita mi ferma forse con l’intenzione di mettere mano al taccuino dei verbali.
Ma i due agenti, vista la situazione e i personaggi coinvolti, si rendono addirittura disponibili affinché la prova venga conclusa senza intralci al traffico.
Ma è la pioggia a porre termine alla nostra prova e a farci decidere di rientrare.
Ma la giornata non é conclusa. All’uscita del sottopassaggio che riporta dall’autostrada a Bergamo città il motore da segni di carburazione scarsa: chiudo così un poco il tiretto dell’aria, arricchendo la miscela.
Ma improvvisamente il terreno viscido mi fa sbandare la ruota posteriore e la prima falange dell’indice della mano sinistra viene sacrificata, tra pignone e catena, sull’altare della prima prova del motore Rumi .

Ma cinquant’anni dopo lo rifarei ancora perché so che in quel momento stavamo scrivendo una pagina della storia del motociclismo.