1948 C3: IL RECORD MONDIALE

 

Il giorno della partenza per la spedizione ad Argegno, durante la quale il C3 segnerà il record mondiale di -412 metri, io dovrei essere a scuola: però come si fa a resistere alla tentazione? Senza farmi notare mi nascondo nella stiva del Comballo del Barindelli e di quello che succede fuori non so dire nulla anche se mi immagino il gran trambusto. Riemergo quando siamo in mezzo al lago. Mamma Rina mi vede e mi rimprovera, mio padre non è stupito più di tanto. Ormai siamo al largo e non si può fare marcia indietro: vengo arruolato con il grado di aiutante…

Abitavamo a Lecco, nella centralissima Via Cavour 19. Il nostro appartamento era frutto di un adattamento. Al piano terra la sala da pranzo e la cucina attigua; sullo stesso piano la camera da letto dei genitori. Sopra la camera da letto per i tre fratelli, bagno e grande ripostiglio; in questa specie di magazzino si trovava qualsiasi cosa: dal latte in polvere ai salumi, dai disegni ai modelli in legno di motori, insomma veramente di tutto. La nostra camera era proprio sopra quella dei nostri genitori e la scala di accesso era molto piccola. Tanto che per trasportare sopra del materiale era stata aperta sul pavimento una “botola”. I miei primi “lanci” da paracadutista li ho fatti proprio sul letto di mamma attraverso la botola!
La sera prima della partenza della spedizione per Argegno con il C3, era l’8 marzo ’48, tutti a letto presto. La tensione era però nell’aria. Si dialoga proprio attraverso la botola aperta. Si va dalle raccomandazioni di mamma Rina, ai chiarimenti del maggiore di noi, Franco, all’inventario del vettovagliamento e al ripasso di tutte le cose più importanti. Ma, a un certo punto, mio padre si spazientisce e ci invita a dormire; ricordo che Franco rivolgendosi a papà disse: “Non voglio consigli, so sbagliare da me!”. Papà non fa una grinza ma ci apostrofa con: “bambocci, dormite e dormite in fretta perché domani ci aspetta una lunga giornata”. La sveglia è alle 6: gran fermento in casa “nessun dorma!”. Andirivieni di persone, mentre cominciano i trasferimenti in Canottieri. Il Canziani, famoso panettiere e pasticciere di Lecco, arriva con il pane fresco ancora tiepido; il tecnico Angioletti mette invece mano al C3 ed effettua le ultime verifiche; il Barindelli, intanto, accosta con il suo comballo, mentre il sommergibilista Turati già fuma. I miei fratelli Franco e Mario hanno l’incarico di accudire l’azienda di famiglia che continua a sfornare i famosi fuoribordo Elios; io dovrei essere alla scuola Tommaso Grossi: però come si fa a resistere alla tentazione? Senza farmi notare mi nascondo nella stiva del Comballo del Barindelli e di quello che succede fuori non so dire nulla, anche se mi immagino il gran trambusto. Riemergo quando siamo in mezzo al lago. Mamma Rina mi vede e mi rimprovera, mio padre non è stupito più di tanto. Ormai siamo al largo e non si può fare marcia indietro: vengo arruolato con il grado di aiutante.
Con queste premesse qualcuno può pensare al Vassena junior con una promettente carriera in Marina. Invece no! Tutti delusi: paracadutista prima e alpino paracadutista poi nella Tridentina; corso di roccia, sci, sabotatori, carristi-radiotelegrafisti a Napoli, senza però mai abbandonare lo sport di famiglia: la motonautica.